SCHIOCCO DELLA MANDIBOLA: QUANDO PREOCCUPARSI?

Schiocco della Mandibola: Quando Preoccuparsi?

Schiocco della Mandibola. Poliambulatorio FisioMedica IGEA.

Può succedere che, durante l’apertura eccessiva della bocca o semplicemente parlando o mangiando, si avverta uno schiocco alla mandibola, che in alcune situazioni più gravi può persino bloccarsi. Sebbene in molti casi questo fenomeno non sia motivo di preoccupazione, l’evento potrebbe diventare significativo se accompagnato da sintomi come dolore o gonfiore al viso, mal d’orecchi, mal di testa, dolori cervicali o difficoltà ad aprire o chiudere la mandibola. In questi casi, potrebbe trattarsi di condizioni che richiedono un attento controllo medico e trattamenti specifici. Per approfondire le possibili cause e capire quando sia necessario rivolgersi a uno specialista, abbiamo consultato il Dott. Francesco Lamanna, otorinolaringoiatra presso FisioMedica IGEA.

Mandibola a scatto: perchè schiocca?

Il rumore caratteristico associato al fenomeno della mandibola a scatto si manifesta solitamente con un suono di schiocco, spesso accompagnato da dolore e disagio, che diventa evidente durante movimenti eccessivi di apertura della bocca, come accade ad esempio durante uno sbadiglio ampio. A spiegarlo è il Dottor Lamanna, il quale sottolinea che tale schiocco rappresenta il risultato di un’anomalia o di un disturbo funzionale che coinvolge l’articolazione temporo-mandibolare, nonché le strutture connesse, come tendini, legamenti e muscoli, che svolgono il ruolo cruciale di connettere l’osso mascellare alle ossa craniche laterali.

Questo disturbo, tecnicamente denominato disordine temporo-mandibolare (TMD), può essere scatenato da fattori di diversa natura, tra cui cause comportamentali. Tra queste cause figurano abitudini come il bruxismo, cioè l’atto involontario di digrignare i denti, ma anche la tendenza a mordersi le unghie, le labbra o l’interno della guancia.

Altre pratiche, come la masticazione abituale di chewing gum o il serraggio involontario della mascella in modo prolungato, spesso in situazioni caratterizzate da stress fisico o emotivo, possono anch’esse contribuire allo sviluppo del disturbo. In molti casi, intervenire non richiede soluzioni invasive: l’adozione di semplici cambiamenti nello stile di vita può rivelarsi sufficiente.

Tecniche utili potrebbero includere l’apprendimento di strategie per gestire meglio lo stress o il ricorso a dispositivi specifici. È proprio in questo ambito che assumono rilevanza i bite, apparecchi odontoiatrici progettati per evitare il serraggio eccessivo della mascella e prevenire il digrignamento dei denti, offrendo così sollievo e prevenendo ulteriore aggravamento del disturbo.

Disturbo temporo-mandibolare: quando rivolgersi al medico?

Schiocco della Mandibola. Poliambulatorio FisioMedica IGEA.Alcune patologie possono essere alla base del disturbo temporo-mandibolare, secondo quanto spiega l’esperto, e una diagnosi tempestiva risulta essenziale per individuare il trattamento più adeguato, prevenendo possibili danni come l’usura o la lussazione dell’articolazione.

Tra le cause più comuni della mandibola a scatto si annovera la malocclusione dentale, sia in forma di sovramorso che di sottomorso, che provoca un disallineamento tra bocca e mascella, causando così il caratteristico schiocco.

Anche l’artrite reumatoide e l’artrosi possono interessare l’articolazione temporo-mandibolare, compromettendo la cartilagine articolare e rendendo i movimenti mandibolari più difficoltosi e dolorosi. Nei casi più severi, persino attività quotidiane come masticare o parlare possono causare lo scatto della mandibola accompagnato da dolore.

Tra le altre possibili origini del disturbo troviamo traumi facciali, lesioni alla mascella, dislocazioni o lussazioni. Questi episodi, specie se associati a ematomi o gonfiore, richiedono tempestivo intervento medico.

Inoltre, anche condizioni come la sindrome miofasciale, un disturbo cronico che colpisce i muscoli, o la presenza di tumori orali, siano essi benigni o maligni, possono essere responsabili del problema.

Infezioni a carico di alcune ghiandole della bocca rappresentano un’ulteriore possibilità; queste si manifestano spesso con sintomi come dolore al viso, alito cattivo e secchezza orale.

Un’altra patologia associata è l’apnea del sonno, un disturbo ampiamente diffuso che si accompagna frequentemente al russamento e può provocare sintomi quali mal di testa mattutino, sonnolenza durante il giorno e difficoltà di concentrazione. L’apnea del sonno non solo contribuisce al rischio di disfunzione mandibolare, ma può anche aumentare la probabilità di sviluppare serie condizioni cliniche, tra cui ipertensione e infarto. Per questo motivo è fondamentale consultare un medico qualora si sospetti questa condizione.

I consigli per gestire una mandibola a scatto

In generale, quando si verifica un click mandibolare, non ci sono ragioni particolari per allarmarsi, a meno che il fenomeno non sia accompagnato da altri sintomi che possano indicare la presenza di specifiche patologie potenzialmente correlate, spiega il Dottor Lamanna.

In molti casi, il problema può essere gestito con semplici accorgimenti nello stile di vita quotidiano. Cambiare le abitudini alimentari rappresenta spesso un primo passo efficace: ad esempio, è consigliabile evitare cibi particolarmente duri, croccanti o difficili da masticare, che potrebbero aggravare lo schiocco della mandibola. Optare invece per alimenti morbidi e consumarli a piccoli bocconi può contribuire a ridurre lo sforzo articolare, limitando l’apertura eccessiva della bocca.

Allo stesso modo, alcuni rimedi domiciliari possono alleviare il fastidio. Applicazioni alternate di impacchi caldi e freddi sulla mandibola, per un intervallo di circa 5-10 minuti, possono aiutare a rilassare i muscoli e lenire eventuali tensioni. Anche mantenere la mascella in una posizione rilassata, con la bocca leggermente aperta grazie all’uso di uno spaziatore tra i denti, può essere utile.

Inoltre, adottare una postura corretta contribuisce significativamente a ridurre disallineamenti del viso e ad alleviare lo stress articolare. Per quanto riguarda le terapie mediche o fisiche più strutturate, come l’uso di farmaci specifici, la TENS (stimolazione nervosa elettrica transcutanea), la laserterapia o gli ultrasuoni, queste devono essere esclusivamente prescritte da uno specialista competente, previa approfondita valutazione medica e diagnosi chiara del problema.

Solo in casi estremamente rari, quando le altre opzioni si dimostrano inefficaci o il disturbo è particolarmente grave, può rendersi necessario un intervento chirurgico per correggere la condizione.

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Responsabile del Reparto di Otorinolaringoiatria

Dott. Francesco Lamanna

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