La Cardiopatia Ischemica nella Donna: Prevenzione e Cura
La Cardiopatia Ischemica nella Donna
Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nei paesi occidentali. Tra queste, l’infarto del miocardio, meglio definito come cardiopatia ischemica (CI), colpisce prevalentemente persone nel pieno della loro capacità fisica e mentale, nonché della loro vita riproduttiva e lavorativa. È inoltre il primo motivo di decesso anche tra le donne.
La malattia coronarica colpisce 1 donna su 9 nella fascia di età compresa tra i 45 e i 64 anni, mentre dopo i 65 anni ne è affetta 1 su 3, con un tasso di mortalità del 31%. Questo dato supera di gran lunga quello associato ad altre patologie particolarmente temute dalle donne, come il tumore al seno.
Cos’è la cardiopatia ischemica?
La cardiopatia ischemica si verifica quando un’ostruzione nelle arterie coronarie impedisce il corretto flusso di sangue al cuore, compromettendo il suo apporto di ossigeno e nutrienti.
L’ischemia può manifestarsi in forma transitoria, con episodi di breve durata che solitamente non causano danni permanenti al cuore. In questi casi, i sintomi più comuni sono rappresentati dall’angina pectoris, ovvero un dolore o fastidio localizzato al torace, che generalmente si risolve entro 10-15 minuti.
Se, invece, l’ischemia si prolunga nel tempo senza un intervento adeguato, si può arrivare a una situazione di infarto. Questo comporta danni irreversibili al tessuto cardiaco, nota come necrosi. I sintomi in tale condizione risultano più intensi e persistono per un periodo più lungo.
Cardiopatia Ischemica: la donna è più colpita?
Negli ultimi anni si è osservato un aumento della mortalità femminile, in netto contrasto con il trend registrato nella popolazione maschile, dove il tasso di mortalità ha invece subito una diminuzione. In particolare, a un anno dal primo evento ischemico acuto, le donne presentano una mortalità significativamente più alta rispetto agli uomini.
A complicare ulteriormente la situazione, circa il 40% degli eventi coronarici che colpiscono il sesso femminile sono fatali. Dati rilevati dallo studio Framingham evidenziano come la mortalità acuta nelle donne sia quasi il doppio rispetto a quella maschile.
Una tendenza simile emerge dagli studi scientifici sulle angioplastiche percutanee, che rivelano esiti meno favorevoli nelle pazienti di sesso femminile rispetto ai loro omologhi maschili.
Quali sono i fattori di rischio?
I fattori di rischio cardiovascolare possono essere suddivisi in due principali categorie: quelli non modificabili, come età, ereditarietà e sesso, e quelli modificabili, che includono il fumo, l’ipertensione arteriosa, il diabete, la dislipidemia e il sovrappeso. Mentre i fattori non modificabili sono immodificabili per natura, quelli modificabili possono essere controllati attraverso adeguati cambiamenti nello stile di vita.
Tra le donne, i più frequenti fattori di rischio coronarico sono l’ipertensione e il fumo. Circa metà delle donne sopra i 45 anni soffre di ipertensione arteriosa, mentre un 40% delle over 55 presenta livelli di colesterolo elevati. Inoltre, a differenza degli uomini, le donne non hanno ridotto significativamente l’abitudine al fumo negli ultimi anni. La prevalenza dell’obesità è in crescita nella popolazione femminile e circa una donna su quattro non si dedica regolarmente all’attività fisica. Il diabete, altro elemento centrale, incrementa in modo rilevante il rischio di malattie cardiovascolari femminili, aumentando di 3-7 volte la probabilità di sviluppare patologie coronariche.
Un aspetto chiave nella salute cardiovascolare delle donne è rappresentato dalla menopausa, un periodo caratterizzato da cambiamenti ormonali significativi. La menopausa, essendo un fattore esclusivamente femminile e indipendente dagli altri, introduce un ulteriore rischio. La diminuzione dei livelli di estrogeni comporta spesso un aumento del colesterolo totale, con un particolare incremento delle LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), una riduzione delle HDL (colesterolo “buono”) e un innalzamento dei trigliceridi. A ciò si associa frequentemente un aumento della pressione arteriosa, spesso legato a una crescita ponderale, che contribuisce alla diffusione dell’ipertensione arteriosa come fattore dominante. Per questo motivo, l’età più critica per l’insorgenza di malattie cardiovascolari nelle donne si colloca tra i 65 e gli 80 anni, con un ritardo rispetto agli uomini stimato in 15-20 anni.
Un altro aspetto da non sottovalutare è la percezione culturale e soggettiva che le donne hanno della propria salute. Storicamente cresciute con l’idea che le malattie cardiovascolari siano una problematica prevalentemente maschile, molte donne tendono a sottostimare i rischi e a prestare meno attenzione alla prevenzione primaria. Tale errata convinzione incide negativamente sulla consapevolezza dello stato di salute e sull’importanza di monitorare tempestivamente i propri fattori di rischio cardiovascolare.
Quali sono i sintomi della Cardiopatia Ischemica nella donna?
I sintomi dell’infarto nelle donne spesso includono:
Difficoltà respiratorie: Questo è uno dei segnali più comuni: ci si ritrova con il fiato corto senza un motivo apparente, anche in assenza di sforzi o attività fisica. È un campanello d’allarme di un cuore sovraccarico, che fatica a funzionare correttamente a causa di una ridotta quantità di ossigeno, spesso dovuta all’ostruzione parziale o completa di una o più coronarie.
Dolore alla schiena, al collo e alle spalle: Il dolore, meno intenso rispetto a quello classico, tende a irradiarsi verso la schiena, portando spesso a confonderlo con un comune mal di schiena e sottovalutandolo fino all’insorgenza di sintomi più evidenti legati al cuore. Può anche estendersi al collo, ai denti o alle spalle, oltre a coinvolgere la parte anteriore del torace, zona tipica del dolore anginoso. In alcuni casi, il fastidio si dirige verso lo stomaco, aumentando così il rischio di scambiarlo per un episodio di reflusso gastroesofageo, particolarmente frequente nelle donne.
Nausea intensa: Un senso di nausea molto forte e apparentemente inspiegabile, spesso accompagnato da sudorazione fredda e capogiri, può essere un segnale di un’importante problematica coronarica. Molte donne non collegano questo sintomo a un possibile infarto.
Stanchezza estrema: Una sensazione di affaticamento profondo e inspiegabile è una manifestazione frequente dell’infarto femminile, spesso trascurata o attribuita ad altre cause. Riconoscere questi sintomi e agire tempestivamente può fare la differenza.
Che differenza c’è tra la Cardiopatia Ischemica nell’uomo e nella donna?
Nell’ambito della cardiopatia ischemica, rimane fondamentale approfondire le differenze tra uomo e donna. Nonostante i significativi progressi registrati negli ultimi anni nel trattamento delle malattie cardiovascolari, tali miglioramenti hanno riguardato principalmente i pazienti di sesso maschile.
Infarto e angina, infatti, si presentano con manifestazioni e sintomi distinti nei due sessi, così come differiscono la risposta ai farmaci e l’efficacia dei test diagnostici. Tuttavia, la ricerca su queste patologie è stata storicamente condotta su campioni prevalentemente maschili, e le evidenze raccolte sono state successivamente estese al sesso femminile senza adeguate personalizzazioni.
Questa mancanza di attenzione porta spesso a sottovalutare i sintomi iniziali nelle donne, che non vengono riconosciuti come segnali premonitori di una malattia cardiovascolare. Inoltre, esami fondamentali come l’elettrocardiogramma possono risultare meno affidabili nelle donne in età fertile, in quanto il ciclo ormonale può influenzarne i risultati, creando ulteriori ostacoli alla diagnosi precoce.
Come si può trattare l’infarto del miocardio?
Il trattamento dell’angina pectoris e dell’infarto del miocardio non varia tra donne e uomini. Si basa sull’impiego di farmaci e su interventi che possono essere mininvasivi oppure chirurgici, come l’angioplastica e il bypass coronarico.
Nella popolazione femminile sottoposta ad angioplastica, l’età media risulta più alta rispetto a quella degli uomini. Inoltre, le donne presentano una prevalenza maggiore di diabete e soffrono di ipertensione arteriosa in circa il 70% dei casi, rispetto al 60% registrato negli uomini. Sebbene la dislipidemia sia presente in modo analogo tra i due sessi, le donne fumano meno: solo circa un terzo è tabagista, a fronte del 75% degli uomini.
L’importanza della prevenzione nelle donne
Nelle donne si osserva una maggiore prevalenza di malattia coronarica monovasale identificata tramite coronarografia.
Le lesioni coronariche tendono a presentarsi in forma più calcifica, rendendo tecnicamente più complessa la procedura di rivascolarizzazione. Inoltre, le donne mostrano una maggiore predisposizione alla ricomparsa di sintomi anginosi dopo la prima rivascolarizzazione, mentre negli uomini prevale l’angina da sforzo. Anche le complicanze durante e subito dopo la procedura sono più frequenti nelle donne, associate a una mortalità più elevata, un dato che persiste anche nell’era degli stent coronarici.
Le pazienti già colpite da malattia cardiovascolare compongono solitamente una popolazione più anziana, ipertesa e diabetica, ma meno incline al fumo e a condizioni dislipidemiche rispetto agli uomini.
Di conseguenza, il trattamento per le donne deve essere specificamente orientato alla correzione dei fattori di rischio. Sia nella gestione acuta che in quella cronica, la terapia va adattata considerando una massa corporea mediamente inferiore rispetto a quella maschile, introducendo così il concetto di medicina di genere, che sta guadagnando sempre più rilevanza nella ricerca scientifica.
Infine, poiché il primo evento cardiovascolare in molte donne si manifesta spesso in modo fatale, diventa cruciale promuovere una valutazione personalizzata del rischio cardiovascolare. Questo approccio permette di attuare misure efficaci di prevenzione primaria, riducendo il rischio prima che si sviluppi una malattia cardiaca conclamata.
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Dott. Carlos Alberto Centuriòn Aznaràn
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