Allergie Primaverili: Come Affrontarle al Meglio
Un quarto della popolazione è colpito dalle allergie primaverili, un fenomeno in costante crescita, soprattutto nei Paesi occidentali e industrializzati. Questo incremento interessa anche gli adulti che in passato non avevano mai manifestato alcun tipo di allergia.
Le allergie rappresentano una risposta anomala del sistema immunitario, che produce anticorpi come difesa contro sostanze generalmente innocue, come i pollini delle piante. Chi soffre di allergie sviluppa sensibilità verso almeno una delle proteine presenti nel polline, le quali possono trovarsi anche in altri tipi di pollini o in determinati alimenti.
Per esempio, una persona allergica al polline di betulla può manifestare una sindrome orale allergica – nota anche come allergia crociata – con sintomi come prurito o bruciore in bocca al consumo di una mela cruda. Tuttavia, questi effetti non si verificano se la mela viene cotta, poiché le proteine responsabili della reazione sono termolabili e si degradano con il calore.
Quali sono le allergie primaverili?
Nel nostro Paese, grazie alla notevole varietà geografica caratterizzata dalla presenza di zone con peculiarità ambientali distinte, i pollini si distribuiscono in modo differenziato a seconda delle stagioni e delle aree. Nelle regioni montane e nelle zone settentrionali dell’Italia, l’allergia ai pollini di betulla tende a manifestarsi con puntualità all’inizio della primavera, in particolare tra i mesi di febbraio, marzo e aprile. Al contrario, nel resto della penisola, il principale allergene primaverile è rappresentato dal polline delle graminacee, comunemente conosciuto come polline d’erba. Nelle zone mediterranee la situazione varia ulteriormente, con un’incidenza maggiore di allergie primaverili legate al polline d’ulivo o a quello della parietaria, altra pianta erbacea molto diffusa in queste aree.
Indipendentemente dal tipo di polline responsabile, i sintomi dell’allergia non subiscono variazioni significative. Generalmente, l’allergia ai pollini si manifesta attraverso una combinazione di sintomi rinitici, che includono ripetuti starnuti, naso ostruito o gocciolante, e congiuntivite, che provoca rossore agli occhi accompagnato da lacrimazione abbondante e sensazione di bruciore. Inoltre, nel 30% dei casi, l’allergia può complicarsi con l’insorgenza dell’asma, caratterizzata da respiro sibilante, difficoltà respiratorie, tosse secca persistente e una marcata sensazione di oppressione al petto, rendendo necessaria una gestione più attenta e mirata dei sintomi.
Come combattere le allergie primaverili?
Per distinguere se il raffreddore che si manifesta in primavera sia semplicemente una forma virale comune oppure il sintomo di un’allergia stagionale, può risultare particolarmente utile ricorrere inizialmente a una visita allergologica. Questo tipo di consulto permette allo specialista di raccogliere le informazioni necessarie per valutare il quadro clinico del Paziente e decidere successivamente, in modo accurato e mirato, quali test specifici eseguire.
Tra gli esami diagnostici più comuni c’è il Prick Test, che spesso rappresenta il primo strumento d’indagine. Tuttavia, esso non è sempre adatto o applicabile. Ad esempio, se la visita avviene nel pieno della stagione dei pollini e il Paziente sta già assumendo farmaci antistaminici, o in presenza di una reattività cutanea esagerata che potrebbe complicare l’interpretazione dei risultati, si preferisce orientare l’analisi verso un metodo alternativo. In questi casi, viene suggerita la ricerca nel sangue delle immunoglobuline E (IgE), che sono anticorpi specifici prodotti dal corpo in risposta agli allergeni.
Una volta identificati con precisione gli allergeni responsabili, il trattamento può essere pianificato in modo personalizzato. Tra le opzioni terapeutiche disponibili vi sono gli antistaminici di nuova generazione, particolarmente apprezzati perché, a differenza dei vecchi farmaci, non causano effetti indesiderati come la sonnolenza. A questi si possono associare spray nasali a base di cortisone topico, che aiutano a ridurre l’infiammazione locale provocata dall’allergia senza comportare i potenziali effetti collaterali del cortisone assunto per via sistemica.
In alternativa o come complemento alla terapia farmacologica, si può ricorrere all’immunoterapia specifica, un approccio noto anche come desensibilizzazione o “vaccino” per l’allergia. Questo trattamento consiste nell’esporre gradualmente il sistema immunitario del paziente all’allergene responsabile – ad esempio un estratto del polline – con l’obiettivo di modificare la sua risposta e indurre una tolleranza progressiva. Questo processo consente, a lungo termine, di ridurre significativamente la sensibilizzazione e di minimizzare la necessità di ricorrere ai farmaci per gestire i sintomi.
Solitamente, l’immunoterapia prevede una somministrazione controllata del trattamento per un periodo di circa sei mesi all’anno, da continuare per almeno tre anni consecutivi, al fine di ottenere risultati duraturi e ottimali nella gestione dell’allergia.
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